LA RANA BOLLITA di Noam Chomsky

Pubblicato il 22 maggio 2026 alle ore 16:37

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale.

Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla.

Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50°, avrebbe dato un forte colpo di zampa e sarebbe balzata subito fuori dal pentolone

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Questo racconto di Noam Chomsky , mi è rimasto addosso dalla prima volta in cui l'ho sentito, poi nel tempo crescendo mi è stato riproposto durante la mia formazione.

Il testo presenta simbolicamente e con una leggera semplicità ciò che drammaticamente accade delle volte nella nostra quotidianità. Ci facciamo del male a piccole dosi, senza accorgercene, nel tempo, per poi incorrere in una crisi apparentemente inaspettata. Può accadere per esempio, quando ci si trascina in una relazione che non funziona, quando si resta legati ad un lavoro insoddisfacente e più in generale quando si vive un’esistenza che non si sente propria fino in fondo.

Questo racconto ci porta a rivalutere il potere che hanno le piccole scelte quotidiane, perchè a differenza degli eventi più impattanti che ci portano subito a reagire, le singole scelte da sole non impattano ma nel tempo ci indeboliscono e ci disarmano.

Come evitare di fare la fine della rana?

Come la rana si abitua al calore crescente dell’acqua, gli esseri umani finiscono per abituarsi all’insoddifazione e al dolore, al punto da non avere più le forze per riconoscere la felicità e combattere per conquistarla. Inizia un processo di adattamento e assuefazione che rende difficile spezzare il ciclo, a volte per paura del cambiamento e altre volte proprio per una mancata consapevolezza della situazione in ci si ritrova incastrati.

Spero che il testo di Noam Chomsky possa rappresentare per voi, come lo è stato per me, uno spunto di riflessione.

Arianna Musardo

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