Il rumore dell'estate e la trappola del "dover essere felici"
L’arrivo di giugno porta con sé un imperativo invisibile ma assordante: il mondo sembra accendersi all'improvviso, alza il volume e pretende che tutti viaggino allo stesso ritmo. Tra la narrazione collettiva di vacanze imminenti, aperitivi e una costante esibizione di felicità, per molti si fa strada un vissuto intimo, doloroso e spesso nascosto: il senso di inadeguatezza.
Ti è capitato di guardarti intorno e sentirti fuori posto , sospeso tra la tristezza di non riuscire ad allinearti e la vergogna di mostrare questa tua "diversità" agli altri ? Per capire cosa ti sta succedendo, proviamo a guardare dentro la nostra mente senza il peso del giudizio.
Il film nella nostra testa contro la vita reale.
Spesso viviamo l'inadeguatezza come se fosse un difetto di fabbrica del nostro carattere. In realtà, la psicologia del profondo ci insegna che questo malessere nasce da una distanza dolorosa: quella tra "chi siamo veramente" in questo momento (magari stanchi, bisognosi di silenzio, con ritmi più lenti) e il "personaggio ideale" che ci siamo convinti di dover essere per essere amati, accettati e considerati di valore. L'estate e i periodi di festa creano una versione di questo "personaggio perfetto" estremamente performante: dinamico, sempre in viaggio, circondato da amici e quando non entriamo in questo vestito troppo stretto proviamo vergogna e angoscia. Non sei sbagliato tu; è lo standard che ti stai imponendo a essere irreale.
Lo specchio deformante dei Social Media.
Questo meccanismo trova il suo palcoscenico perfetto nello schermo dello smartphone. L'ingresso nel mondo social ci sbatte costantemente di fronte a immagini curate, vacanze anticipate e vite apparentemente perfette. In quel preciso istante, la nostra mente cade in un inganno visivo: e il senso di inadeguatezza che già coviamo dentro viene drammaticamente amplificato. Scatta una vera e propria trappola del confronto: guardiamo quelle immagini e ci convinciamo che tutti ce la facciano meglio di noi o che si divertano di più e finiamo per sentirci disconnessi, provando un profondo senso di estraneità rispetto al mondo. L'errore sta nel dimenticare che online non incontriamo persone reali, ma la proiezione dei loro momenti migliori. Pensare "sono sbagliato" guardando una foto è come credere che un trailer di pochi secondi possa raccontare la complessità, i dolori e la verità di un intero film.
Il prezzo della maschera: perché ci costringiamo?
A questo punto viene da chiedersi: perché ci costringiamo a ritrovarci in contesti che sappiamo non appartenerci? Perché andiamo a quella festa o in quel locale anche se vorremmo solo stare a casa? La risposta sta nel nostro bisogno fondamentale di protezione. Pur di non sentire il vuoto dell'esclusione o la paura di non essere visti, indossiamo una maschera di compiacenza e facciamo finta di stare al passo, sorridiamo a comando e seguiamo il ritmo del mondo. Ma questa maschera ha un prezzo altissimo: più cerchi di somigliare a quello che gli altri si aspettano da te, più ti allontani dai tuoi bisogni autentici, ed è proprio questo cortocircuito a generare il loop dell'inadeguatezza: ti ritrovi a fare cose che non desideri davvero e finisci per sentirti un estraneo persino a te stesso.
Come uscirne: dare spazio a chi sei veramente.
Per spezzare questo cerchio non devi sforzarti di diventare "adatto" alle feste di giugno o ai feed di Instagram, al contrario, la vera svolta consiste nel fare un passo indietro e gettare la maschera. Se in questo momento il tuo corpo e la tua mente non hanno voglia di ballare, di mare a tutti i costi o di grandi comitive, va bene così. Quella non è debolezza, è la tua parte più autentica che ti sta chiedendo aiuto per proteggersi dal rumore del mondo.
Il vero atto di cura verso sè stessi è smettere di guardarsi attraverso gli occhi degli altri. Fermati, abbassa il volume delle aspettative esterne e chiediti cosa ha valore per te oggi: fosse anche solo leggere un libro sul divano, fare una passeggiata in solitaria o bere un caffè con l'unica persona che ti capisce davvero. La tua estate e la tua vita non devono essere "instagrammabili" per avere il diritto di esistere.
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