LAVORO E IDENTITA'

Pubblicato il 5 ottobre 2026 alle ore 19:59

Il lavoro che scegliamo fa parte della costellazione della nostra identità: in modi e gradienti diversi, definisce chi siamo come persone:

i più fortunati e caparbi riescono a fare della propria passione un’occupazione che li fa sentire realizzati e appagati, ma non per tutti è così; la vita prendere forma e si dispiega nei modi più vari e ogni volta siamo chiamati a scendere a compromessi.

Il lavoro rappresenta uno dei pilastri centrali della nostra cultura e della nostra costituzione: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Questa premessa si è impressa a fondo tra le righe dell'educazione impartita da generazioni: una disciplina rigida che per molto tempo ha identificato la dignità con il sacrificio. Negli ultimi anni, fortunatamente, questo approccio si è ridimensionato, lasciando maggior spazio alla ricerca del piacere, del benessere e del rispetto di sé, allontanandosi dai valori — un tempo inviolabili — della sofferenza fine a se stessa.

Lavoro e Identità

Scegliere un lavoro non è solo una questione di sopravvivenza economica, significa decidere dove orientare la propria energia quotidiana, come spendere il proprio tempo e in che modo sentirsi competenti, appassionati e in sintonia con i propri valori. Tuttavia, oggi il lavoro è diventato spesso il nostro principale biglietto da visita, in un modo talvolta disfunzionale, siamo immersi in una cultura orientata all'elogio dell'immagine e dell'apparenza, poco incline ad accogliere la complessa e talvolta ordinaria realtà quotidiana. Sempre più spesso i giovani scelgono un percorso lavorativo sulla base dello status sociale percepito, dimenticando che saranno poi loro ad abitare quel ruolo per la maggior parte della propria giornata e della propria vita.

Come siamo passati dall'idea del lavoro come «sacrificio che nobilita l'uomo» alla visione del lavoro come vetrina per l'immagine perfetta che ci siamo costruiti?

Di fronte a una cultura iper-richiedente e performante, diventa difficile preservare la propria autenticità e scegliere chi essere nel mondo professionale senza lasciarsi condizionare da ciò che è socialmente più desiderabile o prestigioso. L'obiettivo, tuttavia, non è trovare un colpevole, ma sviluppare una maggiore consapevolezza perchè solo comprendendo queste dinamiche possiamo prendere decisioni autentiche, in linea con chi siamo e chi desideriamo diventare, rimettendo al centro ciò che ci appaga davvero e ci fa stare bene.

Stare bene dovrebbe essere la nostra priorità ma quasi mai lo è infatti tra turni massacranti, incapacità di delegare, sovraccarico di lavoro e insoddisfazione personale aumumenta sempre più il rischio da burnout: una sindrome legata allo stress lavoro-correlato, che porta all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche e alla manifestazione di sintomi psicologici negativi come apatia, nervosismo e irrequietezza, che possono associarsi a problematiche fisiche (ad es. cefalea, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali etc.).

Siamo la generazione che si ammala per il proprio lavoro, e la difficoltà è nel fermarsi e scegliere di occuparsi di ciò che significa per ognuno di noi lavorare, accettando di rinunciare a qualcosa e di fare i conti con la realtà e la sua precarietà; riflettere su quali sono i propri limiti e condizioni di compromesso ed infine tollerare l'incertezza e rischiare scegliendo in linea con i propri valori, per mettere al primo posto il proprio benessere con responsabilità e disciplina.

 

Arianna Musardo

 

BIbliografia:

• Teoria dell'Autodeterminazione (Self-Determination Theory - Deci & Ryan, 2000; Ryan & Deci, 2017)

Distingue chiaramente tra motivazione intrinseca (agire per appagamento personale, interesse e valori) e motivazione estrinseca (agire per status, ricompense esterne o approvazione sociale). Gli studi dimostrano che il perseguimento prioritario di obiettivi estrinseci (come la ricerca del prestigio o della "vetrina sociale") correla negativamente con il benessere psicologico e predice maggiori livelli di ansia, burnout e insoddisfazione esistenziale.

• Autenticità nel contesto lavorativo (van den Bosch & Taris, 2014; Smallenbroek et al., 2017)

L'autenticità professionale è definita come la concordanza tra gli stati interni dell'individuo (valori, bisogni, identità reale) e il proprio ruolo professionale. Quando la scelta della carriera è guidata da aspettative sociali esterne anziché da valori personali autentici, si genera alienazione lavorativa e disallineamento percettivo, riducendo sia l'impegno sia la soddisfazione di vita.

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